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Quando l'uomo raccontava il mondo attraverso gli dèi

Prima che la filosofia cercasse di spiegare razionalmente l’universo e prima che la scienza misurasse il cielo, classificasse gli esseri viventi e indagasse le leggi della natura, l’essere umano aveva già trovato un modo per interrogare il mistero. 

Raccontando storie.

Storie di dèi ed eroi, di creature mostruose e di esseri immortali, di amori impossibili, guerre, metamorfosi, discese nel regno dei morti e ritorni alla vita. La mitologia nasce da questo bisogno, profondamente umano, di dare una forma all’invisibile, di trasformare l’incomprensibile in racconto e di trovare un ordine là dove il mondo sembrava dominato dal caos.

Il mito non era semplicemente una favola. Per le civiltà antiche rappresentava un modo di comprendere la realtà.


mitologia


Il mondo era attraversato da forze difficili da comprendere: il Sole sorgeva ogni mattina e scompariva ogni sera, le stagioni si alternavano, la pioggia poteva salvare un raccolto o distruggerlo, il mare poteva offrire ricchezza o, improvvisamente, trasformarsi in una minaccia.

Anche la nascita, la malattia, l’amore e la morte apparivano come eventi governati da qualcosa di più grande dell’individuo. Il mito offriva una risposta: il fulmine poteva diventare l’arma di una divinità; il mare essere governato da un dio irascibile; la primavera essere spiegata attraverso il ritorno sulla Terra di una giovane dea dopo i mesi trascorsi nel regno dei morti.

In questo modo la natura cessava di essere completamente incomprensibile e il mondo diventava una storia.


mitologia e natura


La parola “mito” deriva dal greco mythos, termine che indicava originariamente una parola, un racconto, una narrazione. Nel linguaggio contemporaneo si utilizza spesso per indicare qualcosa di falso o leggendario, ma nel mondo antico il suo significato era molto più complesso.

Il mito raccontava l’origine delle cose. Poteva spiegare come fosse nato il mondo, perché esistessero il giorno e la notte, da dove provenissero gli esseri umani, perché si dovesse morire o quale fosse il rapporto tra l’uomo e il divino.

Esistevano miti cosmologici sulla nascita dell’universo, miti sulle origini degli dèi, racconti sulla nascita dell’umanità e narrazioni dedicate agli eroi fondatori di città, popoli e dinastie.

Sicuramente, ognuno di essi custodiva qualcosa della civiltà che lo aveva generato.


mitologia


Molte mitologie iniziano con una condizione originaria indistinta.

Nella tradizione greca, prima degli dèi e degli uomini esisteva il Caos. Non necessariamente il disordine nel senso moderno del termine, ma una sorta di vuoto primordiale dal quale avrebbero avuto origine le prime entità cosmiche.

Secondo la Teogonia di Esiodo, dal Caos emersero Gea, la Terra, Tartaro ed Eros. Gea creò poi Urano, il cielo, e dalla loro unione nacque la generazione dei Titani.

Il cosmo prese lentamente forma attraverso genealogie divine, conflitti e successioni. Crono spodestò Urano. Zeus spodestò Crono. Una nuova generazione divina sostituì quella precedente.

La nascita dell'universo diventò così anche una storia di potere.

Non è difficile intravedere in questi racconti qualcosa di profondamente umano: il conflitto tra padri e figli, la paura di essere sostituiti, il desiderio di affermare una nuova generazione.

Insomma, gli dèi rappresentavano il cosmo, ma assomigliavano sorprendentemente agli uomini.


mitologia e caos


Una delle caratteristiche più affascinanti della mitologia greca è proprio questa: le divinità erano immortali e potentissime, ma non erano moralmente perfette. Zeus poteva essere generoso e terribile, innamorarsi, tradire, punire e perdonare. Era era gelosa. Afrodite incarnava la forza irresistibile del desiderio. Ares rappresentava la violenza della guerra, mentre Atena ne esprimeva l'aspetto strategico e razionale. Apollo era legato alla luce, alla musica, alla profezia e all'armonia. Dioniso rappresentava invece l'ebbrezza, l'istinto, la perdita temporanea dei confini dell'individuo.

Gli dèi, quindi, non erano semplicemente personaggi. Erano immagini delle forze che attraversano l'esistenza umana: amore, paura, desiderio, vendetta, intelligenza, caos, ordine

Il pantheon diventava così una rappresentazione simbolica della complessità della vita.


Dèi mitologia


Accanto agli dèi, la mitologia racconta soprattutto gli eroi: Eracle, Achille, Perseo, Teseo, Giasone, Odisseo, che non sono esseri perfetti, ma spesso fragili, impulsivi, contraddittori. Ma, proprio per questo, diventano profondamente umani. 

L'eroe mitologico deve affrontare una prova. Può essere un mostro, una guerra, un viaggio o una discesa nel mondo dei morti, ma dietro ogni impresa fisica esiste quasi sempre una trasformazione interiore. Perseo deve affrontare Medusa. Teseo entra nel labirinto per uccidere il Minotauro. Eracle affronta le sue dodici fatiche. Odisseo attraversa il Mediterraneo per ritrovare la propria casa.

Il viaggio dell'eroe diventa così anche il racconto della crescita dell'individuo. Per trovare se stesso, l'uomo deve attraversare l'ignoto.


mitologia Pantheon


Il labirinto e il Minotauro

Pochi miti possiedono una forza simbolica paragonabile a quella del labirinto di Creta. Secondo il mito, il re Minosse fece costruire da Dedalo un labirinto nel quale rinchiudere il Minotauro, creatura metà uomo e metà toro. Periodicamente giovani ateniesi venivano inviati a Creta come sacrificio. Teseo decise di affrontare il mostro. Arianna, figlia di Minosse, innamoratasi di lui, gli consegnò un filo affinché potesse ritrovare l'uscita dopo aver ucciso il Minotauro. 

Il racconto può essere letto semplicemente come una straordinaria avventura. Ma il suo simbolismo è evidente: il labirinto è ciò in cui possiamo perderci; il Minotauro è ciò che temiamo di incontrare; il filo di Arianna è ciò che permette di ritrovare la strada. 

Forse è anche per questo che il mito continua a parlarci dopo migliaia di anni.


mitologia Teseo e il Minotauro


Prometeo e il fuoco

Un'altra figura centrale della mitologia greca è Prometeo. Il Titano ruba il fuoco agli dèi e lo dona agli uomini. Zeus lo punisce facendolo incatenare a una roccia, dove ogni giorno un'aquila divora il suo fegato, destinato a ricrescere durante la notte. Il fuoco non è soltanto una fiamma. È conoscenza. È capacità di trasformare la natura. Con il fuoco l'uomo cucina, costruisce, forgia i metalli, illumina l'oscurità. Prometeo diventa quindi il simbolo di una delle caratteristiche fondamentali dell'umanità: il desiderio di conoscere, anche quando la conoscenza comporta un prezzo. 

Non sorprende che, nei secoli successivi, questa figura sia stata interpretata come simbolo della ribellione, della scienza e della libertà intellettuale.


mitologia Prometeo


Orfeo e il desiderio di vincere la morte

Tra i miti più struggenti vi è quello di Orfeo ed Euridice. Orfeo possedeva una musica talmente potente da commuovere uomini, animali e perfino la natura. Quando Euridice morì, egli decise di scendere nel regno dei morti per riportarla in vita. La sua musica commosse persino Ade e Persefone, che gli permisero di ricondurre Euridice sulla Terra a una condizione: durante il cammino non avrebbe dovuto voltarsi a guardarla. Poco prima di raggiungere la luce, però, cedette al dubbio. Si voltò, ed Euridice scomparve per sempre.

Il mito racconta una delle aspirazioni più antiche dell'essere umano, quella di superare la morte. Ma racconta anche l'impossibilità di possedere completamente ciò che si ama. Tra il mondo dei vivi e quello dei morti esiste una soglia che nemmeno l'amore riesce ad attraversare.


mitologia Orfeo


Demetra, Persefone e il ritorno della primavera 

Il mito di Demetra e Persefone offre un'altra spiegazione simbolica della morte e della rinascita. Persefone viene condotta nel mondo sotterraneo da Ade. Sua madre Demetra, dea della fertilità e dell'agricoltura, disperata per la scomparsa della figlia, rende sterile la Terra. Alla fine viene raggiunto un accordo: Persefone trascorrerà parte dell'anno nel regno dei morti e parte con la madre. Quando Persefone ritorna, la natura rifiorisce. Quando scende nuovamente nel mondo sotterraneo, la vegetazione si spegne. Il ciclo delle stagioni viene trasformato in una storia di separazione e ritorno. La Terra stessa diventa protagonista di un eterno ritmo di morte e rinascita.


mitologia Demetra


Quando parliamo di mitologia pensiamo spesso immediatamente alla Grecia e a Roma. Ma ogni civiltà ha creato i propri racconti sulle origini del mondo e sul destino dell'uomo. 

Gli antichi Egizi raccontavano il viaggio del Sole attraverso il cielo e il regno dei morti. La mitologia norrena immaginava un universo attraversato da dèi guerrieri e dominato dall'attesa del Ragnarök, la grande battaglia finale. In Mesopotamia nacquero racconti antichissimi come l'Epopea di Gilgamesh, in cui un re affronta il dolore per la morte dell'amico Enkidu e intraprende un viaggio alla ricerca dell'immortalità. Nella tradizione indiana, le grandi narrazioni del Mahabharata e del Ramayana intrecciano religione, filosofia, guerra, destino e responsabilità morale. Anche le civiltà dell'America precolombiana, dell'Africa, dell'Oceania e delle popolazioni native dell'America settentrionale hanno elaborato complessi sistemi mitologici. 

Cambiano i nomi delle divinità, i paesaggi e le storie, ma alcune domande rimangono sorprendentemente simili: da dove veniamo? Perché esiste la morte? Che cosa accade dopo? Perché soffriamo? Qual è il nostro posto nell'universo?


mitologia Epopea di Gilgamesh


I miti non raccontano soltanto l'origine del cosmo. Conservano anche la memoria delle società che li hanno creati. Dietro una leggenda possono sopravvivere ricordi di migrazioni, guerre, catastrofi naturali, incontri tra popoli o trasformazioni sociali. Per questo archeologi, antropologi e storici hanno spesso osservato con attenzione le tradizioni mitologiche. Il mito non è una cronaca storica, ma può custodire frammenti di esperienza collettiva trasformati nel corso dei secoli dalla memoria e dall'immaginazione. Talvolta un evento reale può diventare racconto. E il racconto, ripetuto per generazioni, può diventare mito.


mitologia e società


Nella Grecia antica, tra il VII e il VI secolo a.C., iniziò progressivamente a svilupparsi un nuovo modo di interrogare la realtà. Alcuni pensatori cercarono spiegazioni fondate non più soltanto sulle genealogie divine, ma sull'osservazione e sul ragionamento: Talete si interrogò sull'elemento originario della realtà; Anassimandro parlò dell'ápeiron, ciò che è indefinito e senza limite; Eraclito osservò il continuo divenire delle cose. 

Il passaggio dal mythos al logos viene spesso descritto come una delle grandi trasformazioni della cultura occidentale. Ma il mito non scomparve. Continuò a vivere nella poesia, nella tragedia, nella filosofia e nell'arte. Platone stesso utilizzò miti per esprimere idee che il ragionamento puro faticava a rappresentare.


Platone


Ancora oggi raccontiamo storie che possiedono strutture profondamente mitologiche. Il cinema, la letteratura fantasy, la fantascienza e persino i fumetti continuano a riproporre figure antichissime: l'eroe chiamato a una missione, il maestro che guida il protagonista, la discesa nell'oscurità, la prova, la perdita, la rinascita, il ritorno. Cambiano le ambientazioni, non più foreste sacre o palazzi degli dèi, ma galassie lontane, città futuristiche o mondi immaginari, ma la struttura rimane sorprendentemente simile. Questo accade perché il mito non appartiene soltanto all'antichità. Appartiene al modo in cui l'essere umano costruisce significato.


mitologia e teatro


Forse il fascino della mitologia risiede proprio qui. Gli antichi raccontavano di dèi, ma parlavano degli uomini. Raccontavano guerre divine per parlare del potere. Raccontavano metamorfosi per descrivere il cambiamento. Raccontavano discese nel regno dei morti per affrontare la paura della fine. Raccontavano eroi erranti per rappresentare il viaggio attraverso la vita. 

Ogni epoca ha cercato di rispondere alle grandi domande dell'esistenza utilizzando gli strumenti che possedeva. La scienza ha cambiato radicalmente il modo in cui comprendiamo l'universo, la natura e la storia dell'umanità. Ma conoscere la spiegazione fisica di un fenomeno non elimina necessariamente il bisogno di attribuirgli un significato. Possiamo sapere come nasce una stella e continuare a chiederci perché la sua luce ci commuova. Possiamo conoscere i meccanismi biologici della vita e continuare a domandarci che cosa significhi esistere. 

È forse nello spazio tra queste due domande — come funziona il mondo e che cosa significa viverci — che il mito continua ancora oggi a trovare il proprio posto. Perché, molto prima di cercare formule per descrivere l'universo, l'essere umano aveva già fatto qualcosa di straordinario. Aveva cominciato a raccontarlo.


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