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Dèi, eroi e simboli di un mondo che parla ancora all'uomo 

Tra tutte le mitologie dell’antichità, quella greca è forse la più profondamente radicata nell’immaginario occidentale. I suoi dèi, i suoi eroi, i suoi mostri e le sue tragedie continuano a vivere nella letteratura, nell’arte, nella filosofia, nel linguaggio quotidiano e perfino nella psicologia moderna.

Zeus, Atena, Afrodite, Apollo, Dioniso; Achille, Odisseo, Eracle, Teseo, Perseo; Medusa, il Minotauro, le Sirene, le Moire: sono nomi che appartengono a un mondo lontanissimo e, allo stesso tempo, sorprendentemente vicino. La mitologia greca non è infatti soltanto una raccolta di racconti fantastici. È un grande sistema simbolico attraverso il quale gli antichi Greci cercarono di comprendere il cosmo, la natura, il destino, il potere, l’amore, la morte e le contraddizioni dell’essere umano.


mitologia greca


Per i Greci antichi il divino non era separato dal mondo. Gli dèi abitavano il cielo, il mare, i boschi, le sorgenti, le montagne. Intervenivano nelle vicende degli uomini, proteggevano città e famiglie, punivano l’arroganza, favorivano battaglie, amori, viaggi e raccolti. Il confine tra natura e sacro era sottile: il mare non era soltanto acqua, ma apparteneva a Poseidone; il fulmine era l’arma di Zeus; il raccolto dipendeva da Demetra; il desiderio poteva essere opera di Afrodite o di Eros; la guerra apparteneva ad Ares, ma la strategia ad Atena. Ogni forza dell’esistenza poteva assumere un volto, un nome, una genealogia. Il mondo diventava così comprensibile attraverso figure divine che incarnavano le sue energie fondamentali.


mitologia greca


Una delle fonti più importanti per conoscere la genealogia divina greca è la Teogonia di Esiodo

All’origine vi fu il Caos. Dal Caos emersero alcune potenze primordiali: Gea (la Terra), Tartaro (l’abisso), ed Eros (forza generatrice). Gea generò Urano, il Cielo, che diventò anche suo compagno. Dalla loro unione nacquero i Titani, i Ciclopi e altre creature primordiali. Urano temeva i propri figli e li imprigionò. Gea allora spinse Crono, uno dei Titani, a ribellarsi contro il padre. Crono prese il potere. Ma anche lui viveva nel timore di essere spodestato dai propri figli. Per impedirlo, li inghiottì uno dopo l’altro appena nati. Rea, sua compagna, riuscì però a salvare l’ultimo figlio: Zeus. Quando Zeus crebbe, costrinse Crono a restituire i figli divorati e guidò la lotta contro i Titani. Nacque così la nuova generazione degli dèi olimpici. 

Già nelle origini del cosmo greco troviamo alcuni dei temi che ritorneranno continuamente nei miti: il conflitto tra generazioni, la paura della perdita del potere, la ribellione dei figli contro i padri, la necessità di costruire un nuovo ordine.


mitologia greca Zeus


Dopo la vittoria sui Titani, Zeus diventò il sovrano degli dèi. Il suo dominio era il cielo. Il fulmine rappresentava la sua potenza, ma Zeus era anche garante dell’ordine, dei giuramenti, dell’ospitalità e delle leggi che regolavano i rapporti tra uomini e dèi. Eppure non era un dio perfetto. 

I miti raccontano i suoi numerosi amori, spesso causa di conflitti e vendette. Proprio questa ambivalenza è una delle caratteristiche fondamentali delle divinità greche. Gli dèi, infatti, non rappresentavano modelli morali assoluti. Erano potenti, immortali, bellissimi, ma anche gelosi, impulsivi, vendicativi, innamorati, vanitosi. Somigliavano agli esseri umani, ma le loro passioni possedevano una dimensione cosmica.


mitologia greca Era


Era era la sposa di Zeus e la dea del matrimonio. La tradizione mitologica la descrive spesso come gelosa e severa, soprattutto nei confronti delle numerose amanti di Zeus e dei figli nati dalle sue relazioni. La sua figura era però più complessa. Rappresentava la dignità del matrimonio, la legittimità della famiglia e l’ordine sociale. Le sue reazioni violente riflettevano anche le tensioni legate al matrimonio e alla posizione della donna nella società antica. Nei miti greci, infatti, le vicende divine spesso rispecchiavano problemi profondamente umani.


mitologia greca Atena


Atena nacque, secondo il mito, direttamente dalla testa di Zeus, già adulta e armata. Era la dea della sapienza, della strategia, dell’artigianato e della capacità di governare razionalmente il conflitto. A differenza di Ares, che incarnava la violenza istintiva della guerra, Atena rappresentava la guerra pensata, organizzata, controllata. Era la protettrice di Atene. Il mito racconta che Poseidone e Atena si contesero il dominio sulla città. Poseidone offrì una sorgente d’acqua salata, mentre Atena donò l’ulivo. Gli abitanti scelsero il dono di Atena. L’ulivo rappresentava nutrimento, olio, legno, ricchezza e stabilità. Ancora una volta il mito raccontava molto più di una semplice competizione tra divinità: raccontava l’identità stessa della città.


mitologia greca Dioniso


Apollo e Dioniso rappresentavano due aspetti quasi complementari dell’esperienza umana. Apollo era legato alla luce, alla musica, alla profezia, all’armonia, alla misura. A Delfi, il suo santuario ospitava uno degli oracoli più importanti del mondo antico. Dioniso, invece, era il dio del vino, dell’ebbrezza, del teatro e della perdita momentanea dei confini individuali. Apollo rappresentava l’ordine, Dioniso l’estasi. Uno conduceva verso la chiarezza e la forma, l’altro verso l’abbandono e la trasformazione. La cultura greca non eliminava nessuna delle due dimensioni, ma le riconosceva entrambe come parti dell’esperienza umana.


mitologia greca Afrodite


Afrodite incarnava l’amore, la bellezza e il desiderio. Secondo una delle tradizioni più celebri, nacque dalla spuma del mare. La sua bellezza era irresistibile, ma proprio per questo poteva diventare una forza destabilizzante. Il mito greco non presentava l’amore come un sentimento semplicemente dolce o rassicurante. L’amore era una potenza che poteva creare legami ma anche distruggere equilibri, provocare guerre, gelosie, tradimenti e trasformazioni. La guerra di Troia, secondo il mito, nacque anche da una contesa legata alla bellezza e al desiderio.


mitologia greca Ade


Ade era il dio del regno sotterraneo. A differenza dell’immaginario moderno, non era esattamente una figura equivalente al demonio. Il mondo dei morti greco non era necessariamente un luogo di punizione, ma il regno al quale erano destinate le anime dopo la morte. Ade governava questo luogo con Persefone. Solo alcune figure eccezionali venivano punite per l’eternità. Sisifo doveva spingere continuamente un masso verso la cima di una montagna, soltanto per vederlo ricadere. Tantalo soffriva eternamente la fame e la sete senza poter raggiungere cibo e acqua. Le Danaidi erano condannate a riempire recipienti senza fondo.

Sono immagini che hanno attraversato i secoli perché rappresentano forme universali della condizione umana: la fatica inutile, il desiderio irraggiungibile e la ripetizione senza fine.


mitologia greca Le Moire


Nemmeno gli dèi sembravano completamente liberi dal destino. Le Moire erano tre figure misteriose che governavano il filo della vita: Cloto lo filava, Lachesi ne determinava la lunghezza e Atropo lo recideva. L’immagine del filo rappresenta perfettamente la concezione greca della vita: un percorso che possiede un inizio, una durata e una fine. 

Il rapporto tra destino e libertà è uno dei grandi problemi della mitologia e della tragedia greca. Gli uomini possono scegliere, ma spesso le loro scelte finiscono proprio per condurli verso ciò che tentavano di evitare.


mitologia greca Achille


Gli eroi della mitologia greca erano molto diversi dai supereroi moderni. Erano coraggiosi e straordinari, ma spesso anche violenti, orgogliosi, impulsivi. La loro grandezza conviveva con la fragilità: Achille era il più grande guerriero dell’Iliade, ma la sua ira provocava conseguenze devastanti; Odisseo era intelligente e astuto, ma il suo viaggio verso casa durò dieci anni e fu segnato da perdite, errori e tentazioni; Eracle possedeva una forza sovrumana, ma dovette affrontare sofferenze terribili; Teseo uccise il Minotauro, ma la sua storia non terminò con un semplice trionfo. 

L’eroe greco era grande proprio perché doveva confrontarsi continuamente con i propri limiti.


il mito greco di Achille


Achille rappresenta uno dei personaggi più complessi della mitologia greca. Sapeva di avere davanti a sé due possibilità: vivere a lungo senza gloria oppure morire giovane lasciando un nome immortale. Scelse la gloria. La sua storia diventò, così, una riflessione sul rapporto tra vita, fama e morte. 

Nell’Iliade egli non è soltanto un guerriero invincibile. È un uomo dominato dall’ira, ferito nell’orgoglio, sconvolto dalla morte dell’amico Patroclo. Quando finalmente incontrò Priamo, il vecchio padre di Ettore, avvenne qualcosa di straordinario: per un momento due nemici riconobbero il dolore comune dell’essere umano e la guerra sembrò sospendersi davanti alla consapevolezza della morte.


mitologia greca Calipso


Se Achille rappresenta la gloria, Odisseo rappresenta il viaggio. Dopo la guerra di Troia desiderava soltanto tornare a Itaca, dalla moglie Penelope e dal figlio Telemaco, ma il ritorno diventò un percorso interminabile: incontrò il Ciclope Polifemo, la maga Circe, le Sirene, Calipso, Scilla e Cariddi. Scese perfino nel mondo dei morti. 

Odisseo è l’eroe dell’intelligenza, infatti non vinse soltanto grazie alla forza. Osservò, ingannò, resistette, inventò soluzioni. Ma soprattutto continuò a cercare la strada verso casa. Il suo viaggio è diventato una delle immagini più potenti della cultura occidentale. Itaca, infatti, non è soltanto un’isola. È ciò verso cui continuiamo a tornare.


mitologia greca Ercole


Eracle, chiamato Ercole nella tradizione romana, fu forse l’eroe greco più famoso. Dotato di una forza eccezionale, venne costretto ad affrontare dodici imprese apparentemente impossibili: uccise il leone di Nemea; affrontò l’Idra di Lerna; catturò il cinghiale di Erimanto; pulì le stalle di Augia; scese perfino negli Inferi per catturare Cerbero. 

Le sue fatiche possono essere lette come una successione di prove attraverso le quali l’eroe deve dominare non soltanto il mondo esterno, ma anche la propria natura. La forza da sola non basta. Sono necessarie resistenza, intelligenza e trasformazione.


mitologia greca Teseo e Arianna


Il mito del Minotauro è uno dei più ricchi di significato. Nel labirinto costruito da Dedalo viveva una creatura metà uomo e metà toro. Teseo decise di affrontarla ma, per uscire dal labirinto, aveva bisogno del filo che Arianna gli consegnò. 

Il mito mette così insieme tre simboli potentissimi: il labirinto rappresenta lo smarrimento, il mostro ciò che è nascosto nel cuore dell’oscurità e il filo la possibilità di trovare una via di ritorno. 


mitologia greca Medusa


Medusa è una delle figure più celebri della mitologia greca. Chiunque l'avesse guardata direttamente, sarebbe stato trasformato in pietra. Perseo riuscì a ucciderla osservandone il riflesso nello scudo. 

Anche questo mito può essere letto simbolicamente: alcune realtà non possono essere affrontate direttamente, ma occorre trovare una distanza, uno specchio, una mediazione. Perseo, infatti, non negò l’esistenza del mostro, ma trovò un modo per guardarlo senza esserne distrutto.


mitologia greca Orfeo


Orfeo possedeva il dono della musica. Quando Euridice morì, decise di compiere qualcosa che nessun uomo dovrebbe poter fare: entrare nel mondo dei morti e riportarla indietro. La sua musica commosse le divinità dell’oltretomba. Gli venne concessa la possibilità di condurre Euridice verso la luce, ma non avrebbe dovuto voltarsi finché entrambi non fossero usciti. Orfeo, invece, si voltò e, così, la perse.

Il mito parla del dolore, della memoria, dell’amore e dell’impossibilità di trattenere ciò che appartiene ormai a un’altra dimensione. Ma parla anche del dubbio. Orfeo si voltò perché voleva essere certo che Euridice fosse davvero dietro di lui. Quel gesto umano e comprensibile, però, provocò la perdita definitiva.


mitologia greca Edipo


Tra i miti più tragici vi è quello di Edipo. Un oracolo predisse che avrebbe ucciso suo padre e sposato sua madre. Tutta la sua vita venne costruita nel tentativo di evitare questa profezia. Proprio quei tentativi, però, finirono per realizzarla. Edipo uccise, senza saperlo, il proprio padre e sposò, senza riconoscerla, la propria madre.

Il mito pone delle domande inquietanti: quanto siamo realmente liberi? Possiamo sfuggire a ciò che sembra già scritto? E soprattutto: quanto conosciamo davvero noi stessi? 

Non a caso una delle massime associate al santuario di Apollo a Delfi era: “Conosci te stesso”.


il mito greco di Icaro


Una delle idee fondamentali della cultura greca è quella di hybris. Indica l’eccesso, l’arroganza, la volontà di superare il limite imposto alla condizione umana. L’uomo che dimentica di essere mortale rischia di attirare su di sé la rovina. 

Il mito di Icaro ne offre un’immagine perfetta. Dedalo costruì ali di piume e cera per fuggire da Creta insieme al figlio. Gli raccomandò di non volare troppo basso, perché l’umidità avrebbe potuto appesantire le ali, né troppo alto, perché il Sole avrebbe potuto sciogliere la cera. Icaro, invece, affascinato dal volo, salì sempre più in alto. Le ali si sciolsero e cadde nel mare.

Il mito non condanna necessariamente il desiderio di elevarsi. Insegna però che ogni libertà possiede un limite.


la tragedia greca


La mitologia greca trovò una delle sue espressioni più profonde nel teatro

Eschilo, Sofocle ed Euripide ripresero antichi miti per interrogarsi sui grandi problemi dell’esistenza: colpa, responsabilità, giustizia, vendetta, destino, libertà, famiglia, potere. 

La tragedia non offriva sempre risposte. Metteva lo spettatore davanti a conflitti nei quali ogni scelta comportava una perdita. Proprio per questo il teatro greco conserva ancora oggi una forza straordinaria.


teatro Antica Grecia


Nel corso dei secoli la mitologia greca è stata interpretata in molti modi. Gli dèi possono essere letti come personificazioni delle forze naturali, come immagini delle passioni umane, come simboli psicologici, come archetipi.

Atena può rappresentare l’intelligenza razionale. Ares l’aggressività. Afrodite il desiderio. Dioniso la perdita del controllo e l’estasi. Apollo la ricerca dell’ordine. Ermes l’intelligenza mobile, il viaggio, il passaggio da un mondo all’altro. 

Il valore del mito non dipende necessariamente dal fatto che qualcuno creda letteralmente nell’esistenza di quelle divinità. Il mito continua a funzionare perché trasforma esperienze interiori in immagini. Infatti la mitologia greca è ancora presente ovunque: nell’arte rinascimentale, nella poesia, nella psicoanalisi, nel teatro, nel cinema, nei romanzi, nel linguaggio quotidiano. 


mitologia greca


Parliamo di “tallone d’Achille” per indicare un punto debole, di “filo di Arianna” per una soluzione che ci permette di orientarci, di “fatica di Sisifo” per un lavoro interminabile, di “cavallo di Troia” per qualcosa che introduce un pericolo dall’interno, di “narcisismo” ricordando, anche senza saperlo, il mito di Narciso, di “complesso di Edipo” riprendendo una delle tragedie più celebri dell’antichità. 

Pochissime tradizioni culturali hanno lasciato un’impronta altrettanto profonda e, forse, la ragione è semplice. Dietro le divinità immortali, i mostri e le imprese impossibili, i Greci raccontavano ciò che conoscevano meglio: l’essere umano, la paura della morte, il desiderio di essere amati, la gelosia, la ricerca della gloria, la nostalgia della casa, il conflitto con i genitori, il bisogno di conoscere se stessi, la tentazione di oltrepassare i propri limiti, il dolore della perdita, la speranza di poter tornare. 

Gli dèi abitavano l’Olimpo, ma le loro storie raccontavano la Terra. E gli eroi affrontavano mostri straordinari, ma spesso il nemico più difficile da sconfiggere era nascosto dentro di loro. È forse questa la grande eredità della mitologia greca. Non ci racconta soltanto ciò che gli antichi immaginavano degli dèi. Ci racconta piuttosto ciò che avevano compreso dell’uomo.


mitologia greca
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