Il Vangelo raccontato attraverso gli occhi degli uomini
The Chosen è una serie televisiva che ha cambiato radicalmente il modo di raccontare la vita di Gesù e dei suoi discepoli. Non solo per i contenuti, ma per il linguaggio, la struttura narrativa, il modello produttivo e il rapporto diretto con il pubblico.
È la prima serie di ampio respiro dedicata ai Vangeli e raccontata in forma seriale, con uno sguardo profondamente umano, intimo e contemporaneo.

Fin dal suo esordio, la serie si è distinta per la precisa scelta narrativa di spostare il punto di vista. Gesù non è osservato dall’alto di un’aura irraggiungibile, ma attraverso gli occhi di chi lo incontra. Pescatori, donne emarginate, esattori delle tasse, zeloti, famiglie ferite, sono loro il vero centro emotivo della storia.
Il Cristo interpretato da Jonathan Roumie entra in scena gradualmente, quasi in punta di piedi, lasciando che siano le vite spezzate degli altri a preparare il terreno alla sua presenza. Uno degli aspetti più innovativi della serie è la costruzione dei personaggi.

I discepoli non sono figure idealizzate, ma uomini imperfetti, spesso confusi, litigiosi, impauriti. Pietro è impulsivo e indebitato, Matteo è brillante ma socialmente isolato, Maria Maddalena porta addosso il peso del trauma e della colpa. Queste caratterizzazioni non tradiscono i Vangeli. Semmai, li ampliano. Riempiono gli spazi di silenzio con una narrazione plausibile, rispettosa e profondamente empatica.
La forza di The Chosen sta anche nel suo realismo emotivo. I dialoghi sono semplici, diretti, talvolta ironici. Gesù sorride, scherza, si commuove, ascolta più di quanto parli. Non è un maestro distante, ma una presenza che genera trasformazione attraverso la relazione.
La spiritualità della serie non passa per discorsi altisonanti, ma per gesti quotidiani, sguardi, attese, fratture interiori che lentamente si ricompongono.

Dal punto di vista storico e culturale, la serie dimostra un’attenzione notevole. Le ambientazioni, i costumi, le dinamiche sociali del I secolo sono ricostruite con estrema cura. La Palestina romana appare come un territorio complesso, attraversato da tensioni politiche, religiose ed economiche. Farisei, romani, zeloti non sono caricature, ma portatori di visioni del mondo diverse e spesso inconciliabili. Questo rende il contesto credibile e aumenta il peso delle scelte dei personaggi.
Merita di essere sottolineato il modello produttivo. The Chosen è un caso quasi unico nel panorama internazionale. Finanziata inizialmente tramite crowdfunding, è diventata una delle serie più viste al mondo senza il supporto iniziale delle grandi piattaforme. Il creatore Dallas Jenkins ha costruito un rapporto diretto con il pubblico, basato su fiducia, trasparenza e partecipazione. Gli spettatori non sono solo fruitori, ma parte attiva del progetto. Questo ha contribuito a creare una comunità globale che va oltre la semplice visione.
La distribuzione gratuita tramite app e piattaforme digitali ha ulteriormente ampliato l’impatto della serie, rendendola accessibile anche a chi normalmente non si avvicina a contenuti religiosi. Ed è proprio questo uno dei suoi risultati più sorprendenti: The Chosen parla anche a chi non è credente. Perché al centro non c’è una dottrina, ma l’esperienza umana del cambiamento, della guarigione, della ricerca del senso. La serie non evita il dolore, il dubbio, l’incomprensione. Anzi, li mette in primo piano.

I miracoli non sono mai effetti speciali fini a se stessi, ma eventi che sconvolgono equilibri, che chiedono un prezzo, che obbligano a scegliere. Seguire Gesù - The Chosen lo mostra chiaramente - non è rassicurante, ma destabilizzante. E, proprio per questo, autentico.
In un panorama televisivo spesso dominato da cinismo o spettacolarizzazione, questa serie rappresenta una potente anomalia. Racconta una delle storie più conosciute al mondo come se fosse nuova, restituendole carne, voce e fragilità. Non chiede allo spettatore di credere, ma di guardare, ascoltare e immedesimarsi.
E, episodio dopo episodio, dimostra che la forza del racconto evangelico sta ancora tutta lì: nell’incontro tra l’umano e il mistero.
