http://www.elisabettamarinello.it/foo.html 2018-06-04 http://www.elisabettamarinello.it/foo.html 2018-06-04

Il paradosso dell’assistenza che non arriva più a casa (e non spiega come muoversi)

Negli ultimi anni il malfunzionamento della sanità in Italia è diventato sempre più evidente nella vita quotidiana dei cittadini. Liste d’attesa interminabili, pronto soccorso congestionati, carenza di operatori sanitari sono problemi noti e spesso denunciati. A questi si aggiunge però una crepa più silenziosa e altrettanto grave: la crisi dell’assistenza territoriale, segnata dall’irreperibilità dei medici di base, dalla progressiva scomparsa delle visite domiciliari e da una diffusa disinformazione sugli iter da seguire in caso di bisogno. 

Oggi il disagio non riguarda solo la difficoltà a farsi curare, ma anche l’incertezza su come e a chi rivolgersi. Un’incertezza che, nei momenti di malessere, amplifica il senso di solitudine e di abbandono. 


malasanità


Il medico di base: da riferimento stabile a presenza intermittente 

Il medico di medicina generale dovrebbe essere il primo presidio di salute, il punto di riferimento che conosce la storia clinica del paziente e intercetta i problemi prima che diventino emergenze. Nella realtà, questa funzione è sempre più fragile. In molte zone d’Italia, il medico di base è sovraccarico di assistiti, difficilmente reperibile, vincolato a orari ridotti e a modalità di accesso poco chiare. In alcuni territori manca del tutto, a causa di pensionamenti non sostituiti, concorsi poco attrattivi e condizioni di lavoro che spingono molti giovani medici verso altre specializzazioni o verso il settore privato. Quando il cittadino sta male – per una febbre persistente o un dolore improvviso che non giustifica il pronto soccorso ma nemmeno può essere ignorato – ciò che spesso sperimenta è un vuoto: nessun riferimento certo, nessuna risposta immediata. 


medico di base


Guardia medica e continuità assistenziale: un servizio opaco 

A colmare questo vuoto dovrebbe intervenire la continuità assistenziale, comunemente chiamata guardia medica. Ma anche qui il quadro è tutt’altro che lineare. Gli orari di servizio non sono sempre chiari, variano da regione a regione e talvolta vengono comunicati in modo frammentario o non aggiornato. Non è raro che siti istituzionali riportino informazioni obsolete, che i numeri di riferimento rimandino a messaggi automatici poco esplicativi, o che il cittadino scopra solo dopo aver chiamato che il servizio non è attivo in quella fascia oraria. Questa disinformazione pratica, nei momenti di bisogno, pesa quanto una porta chiusa. 


malasanità


Qual è, allora, l’iter corretto?

Uno dei nodi più critici è l’assenza di un percorso chiaro e condiviso su cosa fare in caso di necessità sanitaria non urgente ma nemmeno rinviabile. 


Chiamare il medico di base? 

Attendere l’orario di ambulatorio? 

Contattare la guardia medica? 

Recarsi direttamente al pronto soccorso? 


In teoria l’iter è noto agli addetti ai lavori. In pratica, per il cittadino medio, è un labirinto. Quando le informazioni non sono semplici, accessibili e aggiornate, la scelta più immediata – e percepita come l’unica sicura – resta spesso il pronto soccorso, anche quando non sarebbe la soluzione più adeguata. 

Il risultato è un sovraccarico ulteriore di strutture già in affanno. 


pronto soccorso sovraffollato


La scomparsa delle visite domiciliari 

A rendere il quadro ancora più critico è la quasi totale sparizione delle visite a domicilio. Un tempo parte integrante del lavoro del medico di base e della guardia medica, oggi rappresentano un’eccezione rara. Le consulenze telefoniche sostituiscono spesso la presenza fisica e il paziente viene invitato a recarsi in ambulatorio anche in situazioni in cui una visita domiciliare sarebbe ragionevole e umanamente necessaria. 

Il messaggio implicito è chiaro: per essere visitati bisogna spostarsi. Ma non tutti possono farlo, e non sempre è sicuro o possibile. Anziani soli, disabili, malati cronici e persone senza una rete familiare adeguata sono i primi a pagare il prezzo di questa trasformazione. 


Un sistema che scarica sui più fragili e comunica male 

Il malfunzionamento dell’assistenza territoriale colpisce tutti, ma pesa in modo sproporzionato sulle persone più vulnerabili. La sanità che non entra più nelle case e non spiega chiaramente come accedere ai servizi finisce per selezionare chi può curarsi e chi no, chi ha risorse per il privato e chi resta in attesa. La crisi attuale non è solo una questione di carenza di personale o di risorse economiche. È anche una crisi di organizzazione e di comunicazione

Un servizio pubblico che non informa in modo chiaro, uniforme e aggiornato finisce per escludere di fatto una parte della popolazione. Il Servizio Sanitario Nazionale, nato per garantire universalità ed equità, rischia così di perdere la sua funzione più prossima e quotidiana: essere presente dove le persone vivono, soffrono, invecchiano. 


malasanità


Ripartire dal territorio, dalla cura e dalla chiarezza.

1. Ripensare la sanità oggi significa: 

  • ripartire dal territorio
  • garantire una presenza reale dei medici di base
  • investire seriamente nell’assistenza domiciliare
  • creare équipe che affianchino il singolo medico 
  • ridurre il peso burocratico che sottrae tempo alla relazione di cura 


2. Ma significa anche restituire chiarezza con: 

  • orari certi
  • informazioni facilmente reperibili
  • indicazioni univoche sull’iter da seguire in caso di bisogno 


Senza questo cambio di rotta, la sanità continuerà a intervenire solo quando il problema è già esploso, rincorrendo le emergenze, invece di prevenirle. E i cittadini continueranno a muoversi nel buio informativo proprio nel momento in cui avrebbero più bisogno di essere guidati e raggiunti, anche fisicamente, da chi dovrebbe prendersi cura di loro.

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