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Curarsi è diventato un lusso

Sempre più italiani sono costretti a rivolgersi alla sanità privata 

C’è stato un tempo in cui il Servizio Sanitario Nazionale rappresentava uno dei pilastri più solidi dello Stato sociale italiano. Un sistema fondato su un principio semplice e potente: la salute come diritto universale, garantito a tutti indipendentemente dal reddito. 

Oggi, per molti cittadini, quel principio appare svuotato, trasformato in una promessa sempre più difficile da mantenere. Negli ultimi anni, curarsi in Italia è diventato un percorso a ostacoli. Liste d’attesa interminabili, esami rinviati di mesi, visite specialistiche fissate a distanze incompatibili con la prevenzione e, spesso, persino con la diagnosi tempestiva. Di fronte a questa realtà, una sola scelta (che scelta non è): rivolgersi alla sanità privata, pagando di tasca propria. 


sistema sanitario


Il tempo come discriminante sociale 

La differenza tra sanità pubblica e privata oggi si misura soprattutto nel tempo. Attendere sei mesi per una risonanza magnetica o un anno per una visita cardiologica può significare peggiorare una patologia, vivere nell’ansia, rinunciare a lavorare o, nei casi più gravi, compromettere le possibilità di cura. Chi può permetterselo anticipa centinaia o migliaia di euro per abbreviare l’attesa. Chi non può, aspetta. E spesso peggiora. Il risultato è una frattura silenziosa ma profonda: il diritto alla salute non è più uguale per tutti, ma dipende sempre più dalla disponibilità economica. 


Ticket alti e prestazioni introvabili 

Paradossalmente, in molti casi la differenza di costo tra pubblico e privato si è assottigliata. I ticket elevati rendono alcune prestazioni pubbliche solo apparentemente accessibili. Quando il prezzo è simile ma il tempo di attesa è incomparabile, la sanità privata diventa l’unica alternativa praticabile. A questo si aggiunge la carenza di personale sanitario, medici e infermieri sottoposti a turni massacranti, strutture territoriali indebolite e una medicina di prossimità che fatica a esistere davvero. Il cittadino resta spesso solo, costretto a orientarsi in un sistema frammentato e diseguale. 


La sanità privata come necessità, non come scelta 

Cliniche, poliambulatori e centri diagnostici privati proliferano, intercettando un bisogno reale e crescente. Non si tratta, nella maggior parte dei casi, di una preferenza ideologica o di comfort, ma di una necessità. 

Curarsi subito diventa più importante di curarsi gratuitamente. 

Molti italiani rinunciano ad altre spese, intaccano risparmi, chiedono aiuto ai familiari pur di ottenere una visita o un esame in tempi utili. È una sanità “a consumo”, che sposta il peso della cura dal sistema pubblico al singolo individuo. 


sanità privata


Un rischio per il futuro collettivo 

Questo progressivo spostamento verso il privato non è neutro. Rischia di svuotare ulteriormente il pubblico, alimentando un circolo vizioso: meno investimenti, meno personale, meno fiducia. E soprattutto mina il patto sociale su cui si fonda una democrazia: l’idea che esistano diritti che non dipendono dal portafoglio. La salute non è un bene qualsiasi. 

Trasformarla in un privilegio significa accettare che la malattia diventi una nuova forma di disuguaglianza


Ripensare il diritto alla cura 

Raccontare questa realtà non significa demonizzare la sanità privata, che svolge un ruolo importante e spesso efficiente. Significa, piuttosto, interrogarsi sul senso di un sistema pubblico che rischia di non essere più in grado di garantire ciò per cui è nato. 

Curarsi non dovrebbe essere una corsa contro il tempo né una scelta dolorosa tra salute ed equilibrio economico. Eppure, per molti italiani, è ormai esattamente questo.


diritto alla cura
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