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La memoria come bussola, non come archivio.

Capita a tutti: ricordiamo con chiarezza una scena dell’infanzia, una frase detta anni fa, un dettaglio apparentemente insignificante, mentre dimentichiamo nomi, date, informazioni appena apprese. Questa selettività della memoria non è un difetto né una distrazione casuale: è il modo naturale in cui funziona la mente umana. 

Capire perché ricordiamo alcune cose e ne dimentichiamo altre significa entrare in uno dei meccanismi più affascinanti dell’esperienza umana, dove biologia, emozione e significato si intrecciano.


ricordi


Un’idea diffusa è che la memoria funzioni come un magazzino: accumuliamo dati e, quando serve, li recuperiamo. In realtà, la memoria è un processo attivo e selettivo. Il cervello non registra tutto ciò che viviamo, perché farlo sarebbe inefficiente e persino paralizzante. Ricordare significa scegliere. E la scelta avviene in base a criteri precisi, spesso inconsapevoli.


Uno dei fattori più importanti è l’emozione. Gli eventi carichi emotivamente hanno molte più probabilità di essere ricordati rispetto a quelli neutri. Gioia, paura, dolore, sorpresa agiscono come una sorta di evidenziatore interno. Non ricordiamo tanto ciò che accade, quanto come ci ha fatto sentire. È per questo che un momento ordinario può svanire, mentre una scena intensa resta impressa per anni, anche nei suoi dettagli.


Oltre all’emozione, conta il significato. La memoria trattiene ciò che percepiamo come rilevante per la nostra identità, la nostra storia, la nostra sopravvivenza emotiva o simbolica. 

Ricordiamo meglio ciò che: 

  • si collega a qualcosa che già conosciamo
  • parla di noi, delle nostre scelte, delle nostre relazioni
  • conferma o mette in crisi l’immagine che abbiamo di noi stessi

Al contrario, le informazioni che restano isolate, prive di contesto o di valore personale, tendono a dissolversi rapidamente.


Spesso viviamo il dimenticare come un fallimento. In realtà, dimenticare è una funzione vitale della mente. Serve a fare spazio, a ridurre il rumore, a permettere nuove connessioni. Se ricordassimo tutto, ogni esperienza avrebbe lo stesso peso. La dimenticanza crea gerarchie, distingue l’essenziale dall’accessorio, protegge l’equilibrio psichico. In alcuni casi, dimenticare è persino una forma di difesa: attenua il dolore quando un’esperienza è troppo intensa per essere integrata subito.


Un altro aspetto fondamentale è che i ricordi non sono statici. Ogni volta che ricordiamo qualcosa, la memoria viene rielaborata. Il ricordo si adatta alla persona che siamo oggi, alle nuove esperienze, alle nuove comprensioni. Per questo lo stesso evento può essere ricordato in modo diverso a distanza di anni. Non perché la memoria “mente”, ma perché si aggiorna insieme a noi


Da una prospettiva più ampia, ricordare e dimenticare non sono opposti, ma due movimenti complementari. La memoria non serve a conservare il passato in modo fedele, ma a orientare il presente. Ricordiamo ciò che ci aiuta a capire chi siamo, dimentichiamo ciò che non serve più o che non siamo pronti a integrare. 

In questo senso, la memoria è meno una cronaca e più una bussola.


bussola


Ricordiamo alcune cose e ne dimentichiamo altre perché la mente umana non è progettata per accumulare, ma per dare senso. Emozione, significato, contesto e identità guidano questo processo in modo continuo e dinamico. Dimenticare non è sempre una mancanza di attenzione. Spesso è il segno che la mente sta facendo il suo lavoro: selezionare, proteggere, orientare.


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