Da simbolo urbano a spazio di degrado
Nato come porta di accesso moderna alla città, il Ponte di legno avrebbe dovuto rappresentare un punto di connessione, sicurezza e rigenerazione urbana tra la stazione ferroviaria di Terni e il resto della città.
Un’infrastruttura pensata per accogliere, facilitare, unire.
Oggi, però, l’immagine che restituisce è ben diversa, infatti è diventato uno dei luoghi che meglio raccontano l’abbandono dello spazio pubblico.

Rifiuti ovunque, ma nessun cestino
La prima evidenza è il degrado materiale. Sul piano del ponte e negli spazi adiacenti si accumulano rifiuti di ogni tipo: bottiglie, lattine, cartoni, sacchetti, resti di cibo. La situazione peggiora negli ascensori collocati all’inizio e alla fine del percorso, dove lo sporco è spesso permanente. A rendere il quadro ancora più paradossale è la totale assenza di appositi cestini: uno spazio di attraversamento quotidiano, frequentato da pendolari, studenti, viaggiatori, è stato lasciato senza i più elementari strumenti per una gestione civile dei rifiuti. Il risultato è prevedibile quanto evitabile.

Bivacchi, spaccio e consumo indisturbato
Il ponte non è più soltanto un luogo di passaggio. È diventato uno spazio di bivacco stabile, frequentato da gruppi di persone di diverse etnie che stazionano per ore, di giorno e di notte.
A questo si aggiungono spaccio e consumo di stupefacenti e alcol, spesso sotto gli occhi di chi attraversa il ponte per andare al lavoro o prendere un treno. Ciò che colpisce maggiormente è la normalizzazione di tutto questo: nessun presidio fisso, nessun controllo costante, nessuna percezione di sicurezza. L’assenza quasi totale delle forze dell’ordine ha trasformato il Gateway in una zona franca, dove comportamenti illegali e pericolosi avvengono in maniera indisturbata.

Vandalismo e saccheggio della struttura
Il degrado non è solo sociale, ma anche strutturale. Parti del ponte risultano vandalizzate, danneggiate o addirittura saccheggiate. Alcune lampade sono state rotte o asportate, lasciando interi tratti in penombra o al buio, soprattutto nelle ore serali. Questo non solo peggiora la percezione di insicurezza, ma la rende concreta: meno luce significa meno visibilità, meno controllo, più rischio. Un circolo vizioso che accelera l’abbandono da parte dei cittadini “inermi” e rafforza l’uso improprio dello spazio.

Un’infrastruttura senza cura è una ferita urbana
Il Gateway Gino Papuli non è un luogo marginale, ma un punto strategico, un biglietto da visita per chi arriva a Terni in treno. Il suo stato attuale comunica un messaggio chiaro e preoccupante: assenza di cura, assenza di responsabilità, assenza di visione. Quando uno spazio pubblico viene lasciato al degrado, non resta neutro. Cambia funzione, cambia pubblico, cambia identità. E diventa progressivamente ostile per chi vorrebbe semplicemente attraversarlo in sicurezza.

Non è solo una questione di decoro
Ridurre il problema a una questione estetica sarebbe un errore. Qui si parla di sicurezza, vivibilità, dignità urbana. Un ponte pedonale non controllato, sporco e vandalizzato non è soltanto brutto, è un luogo che espelle i cittadini e favorisce dinamiche pericolose. Il Gateway Gino Papuli è l’esempio di come un’opera pubblica, se non accompagnata da manutenzione, controllo e gestione costante, possa trasformarsi da risorsa a problema.

Le domande inevase
Chi si prende cura di questo luogo?
Chi risponde dello stato di degrado, della mancanza di controlli, dell’assenza di servizi minimi?
Finché resteranno senza risposte, il Gateway Gino Papuli continuerà a essere ciò che oggi è: non una porta sulla città, ma uno specchio fedele delle sue omissioni.
